La destra che funziona

La vulgata dice che in questi tempi di polarizzazione politica dal cilindro del conservatorismo americano escono soltanto propalatori d’odio e artisti dello sfascio. Uomini d’opposizione che non pensano ad altro se non a bloccare gli ingranaggi della politica e a solleticare gli istinti belluini di un elettorato sostanzialmente irrazionale. Questo è l’abito tagliato sulla sagoma del senatore Ted Cruz e dei suoi compagni d’arme. Esistono delle eccezioni, certo, ma si tratta di casi di eterodossia conclamata, gente tacciata di “moderazione” dall’ala più intransigente, fonti d’imbarazzo per il Partito repubblicano come Chris Christie, “elephant in the room” – come ha scritto il Time – della destra in cerca di se stessa.
18 AGO 20
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New York. La vulgata dice che in questi tempi di polarizzazione politica dal cilindro del conservatorismo americano escono soltanto propalatori d’odio e artisti dello sfascio. Uomini d’opposizione che non pensano ad altro se non a bloccare gli ingranaggi della politica e a solleticare gli istinti belluini di un elettorato sostanzialmente irrazionale. Questo è l’abito tagliato sulla sagoma del senatore Ted Cruz e dei suoi compagni d’arme. Esistono delle eccezioni, certo, ma si tratta di casi di eterodossia conclamata, gente tacciata di “moderazione” dall’ala più intransigente, fonti d’imbarazzo per il Partito repubblicano come Chris Christie, “elephant in the room” – come ha scritto il Time – della destra in cerca di se stessa.
In mezzo al guado fra il Tea Party e i “Rino”, quelli che di repubblicano hanno soltanto l’etichetta, c’è il conservatorismo che funziona e di cui si parla poco. Quello di Scott Walker, ad esempio, il governatore del Wisconsin che ha portato il suo stato fuori dalla crisi combattendo a viso aperto lo strapotere dei sindacati. Le Unions si sono riversate in piazza, hanno fatto picchetti, occupato il Congresso, hanno bloccato lo stato e hanno trascinato Walker in una tornata elettorale supplettiva che avrebbe dovuto condannare in via definitiva l’usurpatore delle protezioni sociali. Il governatore ha vinto di nuovo.
“Unintimidated”, libro scritto assieme all’ex speechwriter di Bush Marc Thiessen, è il racconto della parabola di un governatore che si è ritrovato in eredità un buco di bilancio da 3,6 miliardi di dollari e lo ha ripianato in tre anni a forza di tagli alla spesa e incentivi fiscali. Prima, però, doveva spezzare il monopolio dei sindacati, che con la contrattazione collettiva avevano ottenuto privilegi insostenibili per i dipendenti pubblici, impossessandosi di fatto anche del mercato assicurativo. Il governatore ha introdotto una legge per limitare i poteri della contrattazione collettiva: soltanto l’adeguamento dei salari al costo della vita ora è oggetto di negoziati, mentre tutto il resto deve essere approvato con un referendum popolare. La biografia s’intitola “Unintimidated” perché da un giorno all’altro questo boy scout evangelico è stato inondato di lettere minatorie, messaggi molto precisi sul percorso che fanno i suoi figli per andare a scuola, sulle abitudini della moglie, indirizzi di parenti quasi irreperibili. La vita della famiglia Walker è stata presa in custodia dalla polizia, ma il governatore non si è lasciato intimidire. Quando la buriana è passata il Wisconsin si è ritrovato con il bilancio in ordine, le tasse tagliate (a ottobre Walker ha firmato un taglio sulle imposte immobiliari da cento milioni di dollari: tra l’introduzione del disegno di legge al Congresso e la firma sono passati quattro giorni, Washington prenda appunti) e la disoccupazione al 6,7 per cento, mezzo punto in meno della media nazionale.
Uno dei motti di Walker è: “Se possiamo farlo nel Wisconsin possiamo farlo ovunque”, convinzione che i repubblicani dovrebbero ripetere più spesso anche sulla scena nazionale. Lontano dalla farraginosa Washington ci sono laboratori conservatori simili a quello del Wisconsin che producono risultati che smentiscono l’idea della disfunzionalità di un partito inceppato. Mentre a Washington si litiga, nei “red state” si produce a suon di tagli fiscali e compressione della spesa pubblica; sono gli snelli precetti fiscali del Texas, e non quelli ingombranti della California, ad attirare aziende e talenti; in Kansas la drastica riduzione delle tasse ha dato respiro all’economia; l’Indiana e il Michigan, vittime della grande crisi della “rust belt”, hanno trovato modi creativi per rilanciarsi. Il North Dakota sta mettendo a sistema la fortuna petrolifera sulla quale è posata con investimenti di lungo periodo su università e formazione professionale. Gli eroi di questa silenziosa rivoluzione conservatrice hanno nomi che non si portano sulle prime pagine nazionali, a meno che non siano in odore di fare il salto verso la politica di Washington: i governi di Jack Dalrymple, Rick Snyder, Sam Brownback, Mitch Daniels fanno meno sensazione dell’intransigenza di Cruz sull’Obamacare.
Walker è in qualche modo la sintesi di questi angoli d’America in cui il conservatorismo si mette alla prova, producendo risultati che parlano dell’orizzonte di governo del movimento repubblicano. Il governatore del Wisconsin è quanto di più lontano si possa immaginare da un “Rino”, un repubblicano in perenne sospetto di intelligenza con il nemico. I continui riferimenti alla chiamata divina che l’ha portato in politica sono quelli di un politico perfettamente immerso nel milieu conservatore, soltanto in una versione lontana da quella che viene ossessivamente rappresentata a Washington. Una versione che ha il pregio di funzionare. Quando Walker ha deciso di andare allo scontro con i sindacati, il suo indice di popolarità è crollato al 37 per cento. I giornali lo chiamavano “Dead Man Walker”. Con sonanti risultati su budget e tasse ha convinto la gente del Wisconsin a liberarlo dal braccio della morte elettorale.